Veronica, tu hai un biglietto da visita? #anchesì!

Devo dire GRAZIE a Veronica Viganò.

Per un motivo molto semplice. 

Mi ha fatto tornare la voglia di leggere e quindi costretto a trovare il tempo per farlo.

Veronica è l’anima di 40Spesibene.it, blog ‘dedicato alle 40enni che desiderano leggere qualcosa che le rappresenti veramente’ ed è proprio per via della sua attività di blogging che ci siamo conosciute. La invitai – ormai due anni fa – a un vernissage di cui curavo l’ufficio stampa.

Mi colpì subito la sua solarità, simpatia, comunicabilità.

Da allora l’ho sempre seguita e quando la scorsa primavera ha annunciato la pubblicazione del suo libro ho avuto subito la curiosità di leggerlo.

Sono stata attratta da due cose in particolare, il titolo ‘Senza Biglietto da Visita’ e lo sguardo penetrante dell’immagine di copertina.

Chissà di cosa parla, che storia racconta.

Beh, parla di me, di lei, di noi donne, delle persone.

Descrive con grande semplicità, e profondità insieme, il mondo in cui la maggior parte di noi si trova a vivere e condividere.

Un mondo dove ‘il tempo è la vera ricchezza’ e sta solo a noi decidere come utilizzarlo.

Una realtà, soprattutto cittadina, dove se non hai un ruolo ben definito, una professionalità conclamata e riconosciuta, una carriera, diventi un’ombra. Esisti ma nessuno si accorge di te.

Detto così è davvero terribile, ma più leggevo le pagine di Veronica e più scuotevo la testa annuendo perché mille volte mi sono trovata a pensare le stesse cose, a viverle in prima persona, a subire (e non c’è altro termine che renda altrettanto bene l’idea) la condizione di indifferenza per essere semplicemente ME.

Devi fare cose davvero fighe e non perdere occasione di urlarle sui social per poter essere considerato, per poter essere qualcuno!

Che tu sia semplicemente tu, non basta.

Prima la conquista era il biglietto da visita, come nel caso della protagonista del libro, Silvia.

Oggi hai conquistato la vetta se ricevi tanti like e commenti ai tuoi post su Facebook e Instagram.

Sono i social a fare di te un ‘personaggio’. Già perché oggi l’ambizione è diventate tutti delle star. Ciascuno nel suo settore di riferimento e quanto più attrai fans e follower tanto più la tua reputazione aumenta e anche il tuo business.

E’ un ingranaggio pervasivo, che spesso diventa davvero soffocante.

La stessa Silvia, pur nella scelta di fare la mamma e uscire da questo ingranaggio del ‘dover essere per forza una Wonder Woman super performante’ in fondo – quando apre il suo blog – sta suo malgrado agendo con l’intenzione di affermare sé stessa e di avere una sua riconoscibilità pur nel suo nuovo ruolo.

Si è nuovamente ‘incasellata in una categoria’, quella della mamma blogger che si alza di nascosto dal marito per vedere come il suo ‘pubblico’ ha commentato i suoi post.

Credo che da questo ingranaggio non se ne uscirà mai, ma forse è naturale che sia così.

Ognuno di noi, qualsiasi sia la sua scelta di vita, deve sentire di avere una sua funzione, una qualche utilità per sé stesso, per le persone che lo circondano, per il mondo.

La discriminante è rispetto a quanto alzi l’asticella.

C’è chi si accontenta di bastare a sé stesso e alla sua famiglia; c’è chi sente che deve fare di più e dare il proprio contributo anche nel mondo del lavoro. C’è chi decide di dedicarsi a attività filantropiche…

L’importante – qualsiasi strada si decida di intraprendere – è restare fedeli a sé stessi.

Io ad esempio pur avendo 3 bambini non potrei esaurire il mio essere solo nel ruolo di mamma.

Sento che la mia anima ha bisogno di esistere innanzitutto come individuo che si realizza in tutte le sue sfaccettature: essere mamma, compagna, ma anche professionista che coltiva sue passioni e interessi.

E ogni ambito prende energia dall’altro e tutti ne traggono beneficio.

Non voglio vivere di rimorsi per scelte fatte senza una vera e grande convinzione, né un domani sentirmi frustrata per aver fatto solo la mamma.

Preferisco non fare parte della ‘Riserva indiana delle mamme’ ma essere una donna che vive il suo tempo pur con tutte le difficoltà che questo comporta.

Conciliare famiglia è lavoro è faticoso. Vero, verissimo, ma la vita è questa.

La nostra società è conformata in questo modo. Non prenderne atto e non adeguarsi al contesto è come frenare ‘l’evoluzione della specie’…anche perché, diciamocelo, quante di noi possono davvero stare a casa a fare le mamme?

Solo chi ha un marito che guadagna molto bene o una famiglia benestante alle spalle.

Ma soldi a parte, io anche se li avessi lavorerei. Altrimenti mi annoierei.

E non mi sento fuori posto se non sono la mamma super attenta alle esigenze dei figli.

Preferisco mille volte ingegnarmi per trovare un equilibrio tra ‘ambizione personali e necessità familiari’.

Non sempre sarà un equilibrio perfetto, ma questa è la vita.

Cinque anni fa io ho fatto una scelta. Non di rinunciare al mio lavoro, ma di diventare libera professionista per conciliare meglio le due anime. Non so se lo sto facendo al meglio, ma sto facendo del mio meglio perchè sia così.

La mia oggi è talmente piena che non riesco ad avere il tempo per leggere…vero. La sera sono talmente stanca che mi addormento alla seconda pagina, ma quanto è appagante tutto il resto!

Il libro di Veronica mi ha dato lo stimolo per cercare di ritagliarmi anche solo 10 minuti al giorno per leggere.

E ora che sono riuscita a riconquistarli  proverò a smaltire le pile di libri che ho ovunque in casa.

P.S. la foto di copertina è il mio comodino. La pila di libri quella che dovrei smaltire…:)