Giada Curti: una storia da favola, tra moda e famiglia

La storia di Giada Curti è quella di una ragazza nata in provincia che, negli anni, ha saputo trasformare la sua passione per la moda in un sogno reale, diventando una delle esponenti del Made in Italy nel mondo.

Dalla provincia alle passerelle internazionali; dall’atelier di famiglia al sogno di sfilare in location prestigiose come le maggiori settimane della moda del pianeta, da Dubai a Pechino passando per Roma e Toronto; dal sogno alla realtà.

La storia di Giada Curti assomiglia un po’ ad una favola.

Giada Curti: amore, moda e tradizione

Tutto è iniziato grazie alla nonna Eva, titolare di un prestigioso atelier di Frosinone, che ha saputo trasmettere a Giada quel senso del gusto e della passione indispensabili per avere successo in questo lavoro. Poi è arrivato l’amore per Antonio Curti, imprenditore del settore e figlio d’arte di una famiglia di sarti: in breve moda e amore diventano il binomio perfetto che farà del marchio Giada Curti un punto di riferimento per la moda internazionale.

Di Giada però non colpisce solo la capacità di aver saputo perseguire i sogni di bambina e averli saputi trasformare in un lavoro di successo. Di lei stupisce l’eccezionale capacità di realizzare creazioni che ogni donna vorrebbe indossare. I suoi non sono solo dei semplici abiti, belli da vedere e da indossare, sono abiti che scaturiscono da una ricerca dell’eleganza, dell’ispirazione perfetta e della cura estrema dei dettagli più preziosi che finiscono per trasformare le sue collezioni in piccoli capolavori.

Dall’atelier alle passerelle internazionali: la consacrazione

Le creazioni di Giada Curti iniziano a conquistare dapprima Roma, dove nel luglio del 2010 sfila in occasione di Alta Roma Alta Moda, poi via via le passerelle e i red carpet italiani e d’Oltreoceano, da Los Angeles a Cannes, da Venezia a Taormina. La favola della stilista che dalla provincia inizia a conquistare il mondo si concretizza con le grandi passerelle internazionali e soprattutto la conquista del mercato Arabo. In breve Giada Curti diventa una delle stiliste più amate, attese e apprezzate a Dubai. Passerelle, sfilate, attività benefiche ma anche cinema e tv: gli abiti di Giada Curti sono infatti stati scelti numerose volte per vestire i protagonisti di fiction e programmi di successo. La sua è una ricerca continua di quella eleganza poetica che rende ogni abito unico, una poesia che traspare dallo stile delle sue creazioni, specchio di una donna forte e contemporanea, ma soprattutto sognante.

Decisa a conoscere meglio la sua storia e la sua opinione sul mondo della moda, ho deciso di intervistarla.

Cosa pensa del sistema moda Italia?

Credo sia rimasto un po’ indietro rispetto a quello che è lo star system internazionale e che se ancora oggi l’Italia rappresenta un’eccellenza a livello mondiale, per quanto riguarda il lusso e l’innovazione, è sicuramente indietro per quanto riguarda l’impostazione di “sistema moda”. Anche se Milano ha fatto passi da gigante, per un direttore creativo come me di una maison d’alta moda che vive la realtà di Alta Roma, Alta Roma è sempre andata indietro negli anni, non c’è un sistema moda, c’è solo quella che io chiamo la propaganda dei giovani designer, dimenticando le vecchie maison di moda che hanno fatto la storia del costume.

L’Italia e quindi le firme italiane – anche del mondo della pelletteria – hanno ancora un peso a livello internazionale?

Ritengo che le firme italiane siano da traino e da ispirazione per tante aziende e tante case di moda internazionali. Con un po’ di “cattiveria” possiamo dire che ai francesi è il caso di lasciar fare i profumi e che all’alta moda pensiamo noi, alla moda che è la bandiera del gusto e dell’innovazione in tutto il mondo.

La moda oggi può ancora definirsi driver di tendenze come è accaduto nel passato?

La moda italiana sicuramente sì. Oggi a capo delle maison di moda internazionali ci sono gli italiani, basti vedere quello che ha fatto Giambattista Valli e Mariagrazia Chiuri: sono sicuramente loro i portabandiera di quella che è la moda italiana. Se ci ricercano all’estero è sicuramente perchè abbiamo quel quid in più rispetto agli altri. Peccato che spesso non ce ne rendiamo conto noi stessi di quanto siamo bravi a casa nostra. La fuga di cervelli c’è stata nella scienza, ma anche in tanti altri settori, moda compresa.

Si vede qualcosa di davvero originale o è tutto mix and match e richiamo al passato?

La moda è un vedo e rivedo, ristudio e riprendo: quello che noi chiamiamo vintage. Sicuramente la storia del costume italiana è un continuo riprendere, ricreare e rinvenire. Oggi ci si ispira all’antica Roma, domani al Neorealismo, poi ci si ispira al Romanticismo…Bisogna però sempre distinguere tra moda e spettacolo che sono due facce della stessa medaglia.

C’è ancora spazio per la creatività o tutto è dominato da logiche di business come per i grandi brand guidati da holding internazionali?

Valentino ne è l’esempio tipico: ha sicuramente una linea guida, ma se andiamo a vedere la storia della maison, la sua immagine sotto la guida di Pierpaolo Piccioli è sicuramente diversa rispetto a venti anni fa. Ha un’immagine completamente diversa, costruita seguendo quelle che sono oggi le logiche di mercato e le richieste del pubblico moderno, ma completamente differente rispetto alle impostazioni di partenza.

C’è ancora spazio per l’haute couture o il pret a porter spadroneggerà fino a diventare l’unica possibile di scelta?

Io spero di no, anche perché l’alta moda italiana è sicuramente il sogno per tanti clienti internazionali. Se togliamo l’alta moda italiana non vedo più un red carpet internazionale da fotografare. Oggi siamo presenti su tutti i red carpet e spero che non sparisca mai, altrimenti scomparirebbe un sogno e una parte della nostra storia.

E l’artigianalità?

L’alta moda è artigianalità, è creare qualcosa di unico e irripetibile, anzi spesso si crea un solo pezzo per una cliente speciale e se non ci fossero gli artigiani e le sarte – che io chiamo le fate – non ci sarebbe il sogno. Oggi ci sono ancora donne che lavorano ore e ore per ricamare il pizzo. Quindi chi vuole il sogno non può rinunciare a quella che è la nostra artigianalità italiana. Ci sono delle case di moda – e anche il marchio che rappresento – che ancora ribattono tutti gli orli a mano. Non esiste un orlo incollato e non esiste un pizzo ricamato a macchina. Oggi si fa ancora fortunatamente tutto a mano.

Come ritagliarsi un proprio spazio?

Dando l’eccellenza. Non è neanche una questione di costi: i clienti che comprano l’alta moda per fortuna ci sono sempre, anche se sempre meno italiani: io, ad esempio, mi sono ritagliata un ampio spazio nel mercato arabo e russo. Se dai un prodotto eccellente e unico, c’è sicuramente spazio.

Quale è il fattore di diversificazione e unicità per essere conosciuti e riconosciuti?

Sicuramente puntando ancora all’eccellenza e ad un prodotto di nicchia. Devo dire che i compratori stranieri, soprattutto arabi, vanno alla ricerca di qualcosa che non ha un prezzo accessibile, ma che sia unico, perfetto e spesso che sia creato appositamente per loro.

Giada Curti cosa offre di unico?

Offro sicuramente la mia tipologia di donna che non è solo una donna da passerella, lontana dal rispecchiare le donne reali: i miei abiti sono sempre mettibili e ho la fortuna di avere delle clienti che già il giorno dopo una sfilata vengono ad acquistare i miei abiti. Questo vuol dire che si tratta di un sogno “mettibile”, quindi offro un abito da indossare. Non si possono creare degli abiti che non indosserà nessuno: una donna stilista deve poter creare qualcosa che è certa che un’altra donna indosserà.

Quale è il principio cui si ispira?

La portabilità di un capo, l’idea che una donna possa indossarlo e sentirsi bella. Non è la taglia che rende felice una donna, anche se in passerella sivedono taglie 38/40. Le donne devono poter sognare e poter indossare ciò che sognano.

Qual è il suo pubblico?

Oggi creo per una ragazza di 40 anni, non per una di 20: la mia idea è sempre quella di ricreare l’immagine di una ragazza quarantenne e quando realizzo degli shooting o mi chiedono degli abiti per la tv, penso sempre a quel target. Anzi rifiuto quando non mi è possibile rimanere fedele al mio prototipo di donna.

Qual è la donna Giada Curti?

E’ una donna giovane, elegantemente giovane, super elegante e che non si scopre troppo. Non amo le donne che si scoprono troppo.

Cosa vogliono le donne oggi?

C’è da fare una grande distinzione: ci sono le donne che pensano di essere solo delle ragazzine, delle immagini da copertina, e poi ci sono le donne eleganti, quelle che portano elegantemente anche le proprie rughe. Non bisogna lasciarsi andare ovviamente, è bello anche prendersi cura di sé, ma senza esagerare. Cosa vogliono dunque le donne oggi? Molte amano solo apparire, altre invece amano se stesse e la propria vita.

Aneddoti da raccontare?

Ce ne sarebbero tantissimi, ma c’è una cosa bellissima che ho imparato da una donna dello spettacolo, Heater Parisi per la quale ho realizzato tutti gli abiti per uno spettacolo tv, che con gli anni ha mantenuto la propria personalità persino dopo 20 anni di stop. E’ arrivata in atelier con le sue rughe e le sue fragilità e questo mi ha colpito positivamente, soprattutto perchè mi ha detto di avermi scelta perché le piaceva il mio stile di donna, e lei è una donna che si ama e accetta totalmente la sua età e il cambiamento fisico con serenità. Una grande lezione di vita.

E per il futuro? Dove sarà Giada Curti?

Mi piacerebbe entrare a Parigi, anche se è un percorso lungo e importante. Lì bisogna presentarsi con una certa maturità, non certo andando alla sbaraglio. Per il futuro mi auguro che il marchio continui a crescere come è accaduto negli ultimi anni. Io sono molto scaramantica, quindi spero che il futuro sia almeno come è stato finora.

Consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la sua professione?

Credo nei sogni e sono convinta che il destino appartenga a chi crede nei propri sogni, ma quello che manca oggi ai giovani è l’umiltà. La gavetta è fondamentale e va fatta assolutamente perché tutto torna prima o poi, così come ritengo fondamentale il rispetto. Mia madre diceva “chi sa fare, sa comandare” e io, ancora oggi, lo trovo assolutamente vero.