Lo stile ha una valenza politica?

A quanto pare sì.

E allargo il concetto aggiungendo che gli abiti hanno un loro significato e dunque trasmettono un preciso messaggio, sia esso politico o di altra natura.

Scrivo questo articolo perché leggendo i giornali, e non solo quelli di gossip, pare che le mise di politici, first lady e regnanti oggi facciano più notizia di cosa ha indossato Madonna durante la sua vacanza in Puglia!

Politici e regnanti sono i nuovi fashion influencer?

Non saprei, certamente fanno molto parlare le loro scelte in tema di moda.

E utilizzo la parola moda non ha a caso, perché la moda non è lo stile.

La moda è seguire un trend, lo stile è innanzitutto espressione di sé, della propria identità.

Se entriamo nel merito di quest’ultimo la cerchia dei personaggi di interesse di stringe a ben poche figure.

Quest’estate, ad esempio, ovunque sul web sono state pubblicate le foto di Melania Trump e Brigitte Macron durante la visita del Presidente americano a Parigi e non sono mancati i commenti feroci agli abiti indossati dalle due First Lady.

Non entro nel merito della bellezza dei capi indossati, della loro adeguatezza non solo rispetto al contesto, ma anche rispetto alla persona che li indossava perché dovrei aprire una parentesi lunghissima, qui mi limito a porre una domanda.

Chi secondo voi ha manifestato un suo stile e identità e chi invece ha mostrato di seguire semplicemente la moda?

Direi che la risposta è abbastanza scontata.

Melania è bellissima, nulla da dire e starebbe bene con qualsiasi cosa grazie al suo fisico, ma ritengo sia sfacciatamente palese che sta interpretando un ruolo, quello della moglie del Presidente per l’appunto.

La scelta degli abiti è sempre puntuale, certamente, ma quasi scontata. Segue la moda e rispetta il dress code, ma riusciamo a capire quale sia la sua personalità attraverso la sua immagine esteriore?

Io sinceramente no. Mi dà più l’impressione della bambola, modello Barbie.

Brigitte Macron, invece, manifesta la sua natura anche attraverso ciò che indossa e anche se inizialmente criticata dai media per le sue scelte giudicate ‘scandalose’, oggi viene ammirata per la sua audacia e eletta interprete di una nuova libertà che si manifesta anche attraverso l’abbigliamento.

Personalmente non amo molto il suo stile, ma è il suo ed è inconfondibile.

E anche se le sue gonne corte fanno tanto parlare, in considerazione dei suoi 64 anni, globalmente questo è il suo tratto distintivo in tema di abbigliamento come lo furono i cappellini di Jackie Kennedy.

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Volendo andare oltre e tornando alla domanda iniziale, la risposta è: sì, sicuramente un abito, se esprime in modo coerente lo stile di una persona, aiuta anche a manifestare autorevolezza e credibilità, e quindi può avere una valenza politica.

Non a caso si parla spesso di stile e leadership.

Soprattutto in politica le scelte di stile, in tema di abbigliamento, sono una chiara dichiarazione di intenti che non sempre riescono a conciliare immagine e personalità.

Pensate alla trasformazione della Thatcher quando divenne primo Ministro, ma in tempi più recenti a Diana Spencer (di cui in questi giorni ricorre il ventennale della sua morte), Kate Middleton, a Yulia Tymoshenko, ex primo Ministro ucraino.

In Italia un esempio da citare del passato è Irene Pivetti (ricordate i suoi tailleur?); oggi abbiamo Mara Carfagna.

Non le cito a caso perchè le due hanno una percorso simile, solo al contrario. La Pivetti è stata Ministro e poi soubrette, la Carfagna – come sapete – prima di entrare in politica è stata donna di spettacolo.

Se pensiamo a queste donne quali vi trasmettono autorevolezza?

Chi intraprende una trasformazione della propria immagine solo sulla scia del nuovo ruolo – e non sullo stimolo della ricerca della propria identità/personalità che può avvenire anche attraverso un abito – non è credibile e questo messaggio arriva al pubblico forte e chiaro.

Vi faccio un esempio: Hillary Clinton.

Il suo stile, inteso come insieme di approccio e abbigliamento, in qualche modo l’ha penalizzata perché nell’insieme è risultato troppo aggressivo, troppo ‘maschile’ e in un’America tutto sommato conservatrice questa scelta non è risultata vincente tant’è che ha vinto un antagonista che incarna esattamente valori e principi molto tradizionali. A me poi spesso ha ricordato la Merkel.

Altro esempio tratto dalla politica. Jeremy Corbin, capo del Partito Labourista, che lo scorso giugno ha perso nella corsa alla carica di Primo Ministro del Parlamento inglese.

Il signor ‘‘50 sfumature di beige“, come è stato battezzato dal Daily Express, è stato criticato dalla stampa nazionale proprio per il suo stile trasandato, poco attento ai colori, agli accostamenti, alle taglie. Uno stile anonimo che non si addice a una figura che intende ricoprire una carica istituzionale. Durante la campagna Corbin ha lavorato anche su questo aspetto cercando di identificare uno stile personale più definito e i sondaggi hanno confermato che questo cambiamento è stato premiato a livello mediatico, ma non abbastanza per vincere.

In sostanza i media gli hanno rimproverato di non essere credibile e autorevole anche nell’abbigliamento, segno evidente che per quanto un professionista sia una persona di ‘sostanza’ anche l’occhio vuole la sua parte e quindi va curata anche la ‘forma’.

Altra cosa sono i pantaloncini corti del Sindaco di Viareggio che nel mese di Agosto si è presentato in bermuda in un ristorante che richiedeva esplicitamente il lungo.  Qui probabilmente siamo di fronte a un caso diverso perché probabilmente il pantalone corto esprime la personalità del Sindaco, ma non rispettavano un dress code da cui nessuno dovrebbe esentarsi, nemmeno una carica pubblica.

Un abito parla di te, quanto è vero!

E quanto più ti senti a tuo agio in quell’abito tanto più trasmetti sicurezza e credibilità.

Il processo quindi dovrebbe essere il seguente.

  1. Conoscere se stessi, la propria personalità e quindi identificare la propria identità
  2. Capire quale sia il proprio stile personale, coerente con la propria identità
  3. Avere un’immagine esteriore che sia in linea con il proprio stile

Sembra quasi un sillogismo aristotelico, ma alla fine tutto torna.

Se interiorità ed esteriorità coincidono allora la nostra immagine sarà credibile, autorevole e potremo esprimere anche un senso di leadership.

Tutto questo per dire che spesso noi donne andiamo in crisi, soprattutto in contesti professionali con un elevato numero di quote azzurre, proprio a proposito dell’abbigliamento.

Come essere ascoltate senza che la nostra immagine influenzi sull’impressione che gli altri si fanno di noi?

Spesso durante i workshop che svolgo all’interno di contesti aziendali, soprattutto quando il pubblico è composto da professionisti dell’area commerciale o manageriale, il tema del come dovrebbe vestirsi una donna è uno dei più gettonati.

Ancora oggi, infatti, una professionista viene giudicata anche dall’abbigliamento. Paradossalmente ciò non accade tanto in fase di colloquio (come è emerso nel corso di alcune interviste a degli head hunter che pubblicherò prossimamente), ma dai colleghi.

Ecco allora che una donna che lavora nell’area commerciale erroneamente pensa che adottando un abbigliamento più ‘sexy’ possa conquistare un cliente mentre invece una donna che intende fare carriera sul fronte manageriale pensa invece di dover nascondere la propria femminilità in abiti austeri.

La leadership torno a dire è qualcosa che si esprime al di là del vestito che si indossa, ma sicuramente un abito può essere un ottimo strumento per affermare la nostra personalità ed è a partire da quest’ultima che dobbiamo costruire il nostro Personal Branding.

Ed ecco che torna il nostro sillogismo 🙂