Vittorio Camaiani: la moda, tra arte e magiche ispirazioni

Quando genio creativo, amore per l’arte e tocco visionario si fondono insieme, ecco che ci si imbatte in talenti speciali come quello dello stilista marchigiano Vittorio Camaiani.

Camaiani,divenuto ormai un punto di riferimento per la moda italiana grazie alla sua capacità di vestire le donne in maniera impeccabile, deve la sua unicità al quel tocco di eleganza fatta di dettagli innovativi, ma allo stesso tempo ricercati e unici.Le sue sfilate sono sempre eventi unici, particolari e, oltre a presentare abiti, raccontano storie, in una sorta di storytelling emozionale fatto di ispirazioni, stoffe e contraddizioni stilistiche che però, sotto al suo sapiente tocco da artigiano, diventano perfettamente coerenti.

Vittorio Camaiani, da modello a stilista: parabola ascendente di un talento precoce

Affascinato dal bello e dalla bellezza nel suo significato più profondo fin da giovanissimo, Vittorio Camaiani inizia la sua carriera nel mondo della moda a 18 anni come indossatore. Durante gli anni ‘80 conosce lo stilista marchigiano Massimo Fioravanti che all’epoca cercava un addetto alle vendite per il suo atelier romano ed è così che lo stilista si trasferisce nella città eterna, affascinato dalla sua allure artistica e culturale.

Negli anni ‘90 nasce poi la sua prima collezione che mescola i jeans alla couture, subito ribattezzata dal visionario stilista ‘jeans couture’. Ciò che caratterizza la sua moda è senz’altro la volontà di vestire la donna in maniera trasversale, in ogni stagione, dal mattino alla sera, così che possa trovare nel suo armadio abiti per ogni occasione e per ogni momento della propria vita.

Vittorio Camaiani: collezioni surrealiste ed impeccabili ispirate al viaggio e all’arte

Per comprendere appieno l’originalità di Vittorio Camaiani basta dare un’occhiata alle sue collezioni: i suoi abiti non sono mai banali, le sue ispirazioni mai scontate. Tante le collezioni di successo presentate anche in eventi prestigiosi come la settimana della moda capitolina.Nella collezione “Lo sguardo sulla Laguna”, ad esempio, lo stilista rappresenta un ideale ponte tra San Benedetto del Tronto, sua città natale, e Venezia, ricreando una sorta di passerella ideale che unisce i due lidi, dal mare alla laguna. Nella collezione “Egitto d’Inverno”, Camaiani si lascia ispirare da un viaggio a metà tra il surreale e una visione geometrica, dando la sua personale e contemporanea reinterpretazione dell’arte, dell’architettura e degli iconici colori dell’Antico Misr strizzando l’occhio al simbolismo e all’iconografia egizia. 

E ancora, nella collezione “ContrariaMente” rivolge la sua attenzione ad una dimensione interiore del femminile con abiti onirici che destrutturano i capi,dando vita ad un gioco ironico che strizza l’occhio surrealista di Salvador Dalì.

Affascinata dallo stile di questo stilista, ho voluto chiedergli qualcosa in più riguardo alla sua personale visione della moda.

Cosa pensa del sistema moda Italia?

La moda è stata tra le migliori carte che il nostro paese ha giocato nel Novecento e proprio attraverso la moda abbiamo ottenuto grande riconoscimento a livello internazionale. Oggi a mio parere c’è molto da rivedere e l’attenzione andrebbe puntata sui molti artigiani, sugli atelier, sui laboratori creativi che ancora tengono alto il nome del Made in Italy e grazie ai quali, magari, la storia si ripeterà.

L’Italia e quindi le firme italiane hanno ancora un peso a livello internazionale?

Nel mondo il nome delle firme italiane ci rende ancora riconoscibili come esempio di eccellenza e di stile e in generale direi che la nostra moda, come altre manifestazioni del Made in Italy, è ancora molto apprezzata. Ma c’è anche da dire che oggi molti stilisti provenienti da paesi storicamente non legati alla moda hanno conquistato uno spazio che prima ci apparteneva “di diritto” insieme ai nostri cugini francesi. Dobbiamo quindi tenere conto di questa realtà anche se molti riconoscono soprattutto nei brand italiani quel quid di eleganza in più che da sempre ci appartiene.

La moda oggi può ancora definirsi driver di tendenze come è accaduto nel passato?

Certo non sono più i tempi delle grandi rivoluzioni del costume di cui la moda è stata protagonista in passato e la moda oggi deve dividere il suo ruolo di fenomeno che influenza e determina le tendenze con il design, altrettanto presente nella scena internazionale. Io stesso, sono stato a volte maggiormente influenzato dal design che dalla moda contemporanea. 

Si vede qualcosa di davvero originale o è tutto mix and match e richiamo al passato?

E’ sempre più raro trovare prodotti davvero originali nel panorama moda per vari motivi, non da ultimo il fatto che molto è stato già raccontato. Tra l’altro molti stilisti guardano al passato e infatti un termine che viene spesso utilizzato per descrivere molte collezioni contemporanee è rétro. Occorre però stare molto attenti perché il rischio di queste operazioni citazioniste è l’effetto “già visto” e infatti si dovrebbe evitare un approccio troppo nostalgico e cercare piuttosto di cogliere lo spirito e l’allure delle epoche passate della moda reinterpretandolo al presente.

C’è ancora spazio per la creatività o tutto è dominato da logiche di business come per i grandi brand guidati da holding internazionali?

A mio parere lo spazio c’è, ci sono molte piccole realtà che riescono ad esprimere la creatività senza condizionamenti “dall’alto”, ma con un peso economico enorme che ricade esclusivamente sulle loro spalle. Le realtà artigianali, di nicchia, possono esprimere la creatività con una maggiore libertà rispetto ai brand che fanno parte delle holding internazionali. Certo pagano un prezzo molto alto per poter continuare a portare avanti il loro discorso creativo, mentre i grandi brand possono contare sia sulla protezione economica che su fatturati elevati che però spesso derivano maggiormente dalla vendita dell’accessorio di lusso più che dall’abito. 

C’è ancora spazio per la haute couture o il pret a porter spadroneggerà fino a diventare l’unica possibile scelta?

Sicuramente oggi il pret a porter è vincente, rappresenta bene i tempi attuali da molti punti di vista, ma è anche vero che esiste un certo pubblico di nicchia che non rinuncia ad un abito pensato “su misura”. Ci sono poi molte case di moda, che nascono dalla sartoria, che oggi intervengono nelle loro collezioni con dettagli che appartengono alla couture per aggiungere al prodotto caratteristiche qualitative sartoriali e certamente superiori a quelle del pret a porter. Mi piace parlare in questo senso di una pret a couture, che gli stilisti come me hanno creato per trovare la giusta fusione tra metodologie sartoriali e caratteristiche del pret a porter che facilitano la vendita del capo.

E l’artigianalità?

E’ la base del Made in Italy e sono convinto che la dimensione artigianale nella moda non scomparirà, almeno fino a quando stilisti come me, matita alla mano, continueranno a produrre idee che unite al livello altissimo del nostro artigianato si trasformeranno in capi di qualità.

Il lusso, o meglio il vero lusso, è un concetto che sempre di più oggi riguarda l’esclusività, il brand di nicchia che garantisce livelli qualitativi elevatissimi e la possibilità del custom made. Lusso non significa necessariamente costo esorbitante quanto piuttosto la soddisfazione delle esigenze più ricercate. Ad esempio, io vedo il mio atelier di moda come un baule dei sogni dove la cliente può allo stesso tempo valorizzare se stessa, trovare l’abito giusto per un’occasione importante, essere consigliata personalmente nella scelta di un capo fatto apposta per lei. Questo è per me il lusso contemporaneo.

Come ritagliarsi un proprio spazio? Qual è il fattore di diversificazione e unicità per essere conosciuti e riconosciuti?  

L’unico modo per distinguersi in un panorama moda sempre più “affollato” è rendere il lavoro di stilista sempre molto personale e come tale unico. Nel mio caso, i miei pensieri, i miei viaggi, le mie emozioni si trasformano in abiti e consentono una riconoscibilità dei miei capi come il frutto di un processo creativo complesso e sfaccettato. Le mie clienti riconoscono un capo Camaiani proprio dalla fusione di elementi che vengono dall’approccio direi quasi emotivo al mio lavoro e la qualità sartoriale. A loro poi sta il compito di essere testimonial e “attrici” che portano i miei capi alla strada

Cosa offre di unico il suo brand?

Un elemento imprescindibile della mia moda è innanzitutto la qualità della fattura e dei dettagli, che sono proprio il DNA dei miei abiti. Un mio capo è poi un prodotto che nasce per essere indossato e non (solo) per stupire in passerella: è un capo pensato per la donna moderna, che esige praticità, eleganza e qualità. 

Qual è il principio a cui si ispira?

L’elemento di partenza che indirizza il mio impulso creativo può avere nature molto diverse. Può essere un viaggio, come nella collezione dedicata a Marrakech, o l’incontro con un artista del passato, come nelle mie collezioni dedicate a Magritte, Escher e Velàzquez. Ma in ogni caso quando creo una collezione parto sempre da me stesso, dal momento che sto vivendo, che in un certo senso filtra gli elementi che di volta in volta mi colpiscono e mi ispirano.

Qual è il suo target?

La donna per cui creo è una donna che ama l’eleganza e l’esclusività e come dicevo prima è una donna moderna che vuole uno stile unico ma allo stesso tempo pratico e portabile da mattina a sera. E’ una donna senza età e non è infrequente infatti che i miei capi raggiungano e soddisfino in una stessa famiglia la nonna e la nipote.

Cosa vogliono i consumatori oggi?

Un certo tipo di consumatore, quello intendo che ama davvero la moda, è diventato sempre più esigente. Quando acquista un capo vuole il connubio perfetto tra qualità, emozioni, sogno, unicità. E’ questo il consumatore a cui mi rivolgo quando creo, perché quello che cerca è esattamente quello che cerco anche io come stilista nel momento in cui creo una collezione.

Aneddoti da raccontare?

Tanti, ma li lascerei nell’intimità della sala prove…

E per il futuro? Dove sarà il suo brand?

Anche se il nostro brand offre da sempre un prodotto di nicchia, stiamo cercando di varcare i confini del nostro paese. E’ un progetto ambizioso e molto stimolante. I nuovi mercati esteri sono avidi di prodotti di qualità che rappresentino quell’unicità e quella qualità del Made in Italy di cui mi piace immaginare di essere un giorno paladino.

Consiglio per i giovani che vogliono intraprendere la sua professione?  

Il nostro lavoro viene spesso confuso con l’effimero, invece è un percorso complesso e in salita, in cui è fondamentale tenere i piedi a terra con umiltà, evitando facili conferme che rischiano di far cadere. Una volta raggiunto il sogno, poi si può anche volare.

Buon lavoro!